Bonus ricerca e sviluppo, piccole imprese più innovative

bonus ricerca e sviluppo

Si chiama bonus Ricerca e Sviluppo, ma il nome non deve trarre in inganno. La nuova agevolazione prevista dal Piano Industria 4.0 vuole premiare le pratiche innovative messe in atto da imprese di qualsiasi dimensione o settore.

E quindi non è necessario aver avviato chissà quali studi o sperimentazioni internazionali, per poter avanzare richiesta di contributo. Basta aver voglia di investire in base alle proprie possibilità e in proporzione ai propri margini di crescita.

Come funziona il bonus Ricerca e Sviluppo

L’agevolazione dà il diritto a ricevere un credito d’imposta del 50% sulla spesa incrementale in ricerca e sviluppo rispetto alla media degli stessi investimenti sostenuti nel triennio 2012-2014. (Meccanismo un po’ tecnico, nel dettaglio spiegato in questo articolo).

Cioè, si guarda a quello che ho speso nel 2017 in ricerca e sviluppo; a questa somma tolgo la media di quello che ho speso nel triennio 12-14 e divido il risultato a metà.  Questo è il valore dell’agevolazione da utilizzare in compensazione dal prossimo periodo d’imposta (2018).

Domanda lecita: ma se io nel suddetto triennio non ho investito nulla? 

Allora in questo caso  il beneficio copre il 50% dell’investimento 2017. Per cui anche chi vuole cominciare adesso a investire ha ottimi motivi per farlo.

La soglia minima da investire

C’è in effetti una soglia minima da investire per poter fare domanda. Ed è di 30 mila euro.

Però è altrettanto vero che le voci inseribili nella domanda sono tante, e a questa cifra non è difficile arrivare. Sono ammesse infatti le spese per

  • tutto il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo (esclusa naturalmente l’area amministrativa, contabile e commerciale)

 

  • acquisto o utilizzo di strumentazione e attrezzature di laboratorio

 

  • contratti di ricerca con università, enti di ricerca e imprese esterne

Una possibilità concreta per tanti piccoli imprenditori

Dunque sono ancora tante le realtà imprenditoriali che, pur avendo i requisiti, non hanno ancora avanzato domanda. Ma l’opportunità è davvero concreta, con contributi fino a 20 milioni di euro per singolo richiedente. E vale anche per imprese italiane che effettuano investimenti per conto di committenti esteri.

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