Voucher digitalizzazione, caccia a nuovi fondi

Boom di richieste, di cui quasi 8000 dal Veneto. E CNA spinge il Ministero ad allargare il plafond. Nel vicentino quasi 1 milione di euro di investimenti per le imprese assistite da CNA Vicenza

voucher digitalizzazione digital innovation hub

Tutti pazzi per il voucher digitalizzazione, tanto che adesso è già caccia a nuovi fondi per estendere il plafond destinato alle aziende che investono per innovarsi. Dopo la chiusura del bando il Ministero dello Sviluppo Economico ha tirato le somme. E i numeri, in effetti hanno sorpreso un po’ tutti: circa 91.500 richiedenti in tutta Italia, di cui quasi 8000 dal Veneto, per avere accesso a una fetta dei 100 milioni ad oggi destinati per finanziare il contributo.

I dati emergono dall’elenco delle imprese ammissibili che il Mise ha pubblicato proprio qualche giorno fa. Una prima importante considerazione: questa risposta conferma che la diffidenza delle piccole imprese verso le nuove tecnologie è fortunatamente in via d’estinzione. Mentre aumentano sensibilità e curiosità.

Però alla luce di tutto questo 100 milioni rischiano di essere in effetti troppo pochi. Ecco perché CNA ha scelto di fare leva sul Ministero affinché sia allargato al più presto il fondo da destinare alla digitalizzazione delle imprese.

 

Si può già iniziare a investire

Nel frattempo la cosa più importante da segnalare è proprio questa: le imprese inserite nell’elenco di cui sopra possono cominciare a investire già adesso, come ha evidenziato il Mise in una nota. Possono cioè acquistare hardware, software, connessioni in fibra ottica o corsi di formazione in ottica digitale (dettagli in questo articolo) con buona certezza di ricevere il contributo a rimborso delle spese sostenute.

Precisiamo: il Ministero le considera ancora imprese “ammissibili” e non “ammesse” perché comunque seguirà un passaggio di controllo per verificare l’idoneità dei requisiti. Solo dopo saranno ufficializzati in via definitiva i destinatari del contributo. Questo significa che per la certezza piena di avere diritto al rimborso tecnicamente essere tra le ammissibili non basta. Ma se l’impresa ha compiuto regolarmente i passaggi per presentare la domanda (come certamente la stragrande maggioranza) ha buoni margini per stare tranquilla.

Perché investire subito e non aspettare l’ufficialità sicura al 100%? Be’ prima di tutto perché prima si investe e prima si ottengono i risultati. E questa dovrebbe essere la motivazione principale. E poi perché per completare gli investimenti programmati ci saranno 6 mesi di tempo, che non sono certo infiniti.

 

 Voucher digitalizzazione, di che cifre parliamo?

Facciamo un passo indietro. Il voucher digitalizzazione è nato per rimborsare fino al 50% delle spese rendicontate in ottica 4.0. Cioè ogni 1000 spesi, fino a 500 me ne possono tornare indietro. Con un tetto massimo di 10 mila euro per singola impresa.

Sì, ma quanto fa “fino a”? Al momento il Ministero ha scelto di non esporsi. Questo perché, come abbiamo anticipato, l’intenzione è quella di allargare il portafoglio a disposizione del contributo. I 100 milioni iniziali, in sostanza, potrebbero presto diventare di più, in funzione di quanti altri fondi il Mise riuscirà a recuperare. Anche perché lo abbiamo detto: l’intenzione è quella di non escludere nessuno.

C’è da dire comunque una cosa. Che il voucher non deve essere considerato il fine, ma il mezzo attraverso cui avere maggiori possibilità di realizzare la propria innovazione. Il processo di trasformazione, in altre parole, deve già far parte di una nuova mentalità da fare propria. Poi se arriva anche un contributo per riuscirci prima o meglio, male non fa.

 

Il Veneto e il Vicentino

Anche dalle nostre parti il bando per i voucher digitalizzazione ha fatto proseliti. Il Veneto è infatti tra i più attivi, con le sue 8000 imprese ammissibili in lista, a “contendersi” gli (attuali) 8,5 milioni destinati dal Mise alla nostra Regione. I contributi infatti sono stati assegnati alle Regioni in proporzione alla presenza di imprese nel tessuto. E quindi anche questo è un buon indice del rapporto tra le nostre PMI e il cambiamento in atto.

Il Vicentino naturalmente ha fatto la sua parte. Solo il nostro Digital Innovation Hub ha assistito già circa un centinaio di imprese interessate ad arrivare in regola con la presentazione della domanda, per un totale di quasi 1 milione di euro di investimenti tecnologici programmati.

Questo significa che gli strumenti a disposizione delle imprese ci sono, e possono essere ancora più efficaci se promossi in collaborazione con dei “facilitatori” in grado di accompagnare le imprese nel loro processo di crescita. Aiutandole a capire, prima che a spendere.

Tecnologia per ridurre il digital divide

E questo è il vero fronte per il futuro: perché se cresce la sensibilità al digitale, come abbiamo detto, deve inevitabilmente crescere anche il numero delle imprese coinvolte. In modo che la trasformazione sia un’opportunità per tutti, non un elemento di ulteriore divario tra le imprese. La competitività del sistema, rispetto a quella tra singoli, è l’unica garanzia di una crescita per tutti.

 

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